Benvenuto
Nome di Login:

Password:



[ ]
[ ]
Menù Principale
· Home
turni di presidio
Servizi per i Volontari
LINK
Data / Ora
 
Prossimi Eventi
Nessun evento prossimo
Nessun evento in questo mese.

LunMarMerGioVenSabDom





12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31





ARTICOLI PUBBLICATI:

Online
Ospiti: 7
Utenti: 0
In questa pagina: 1
Totale: 153, Ultimo: FasseroMarco
Citazioni
Compleanno degli Utenti:
Nessun compleanno oggi

Prossimi compleanni
18/12 grazia (7)
01/01 Stefano Marcati (8)
12/01 Davide_Inge (8)
17/01 Farinella Ottavio (58)
26/01 Claudio bobba (6)

ESERCITAZIONE ANC LENTA

PATTUGLIE A PIEDI, UNITA’ CINOFILE E DRONI ALLA RICERCA DI DISPERSI NEI BOSCHI DELLA BARAGGIA PIEMONTESE: CONCLUSA CON SUCCESSO UNA IMPEGNATIVA ESERCITAZIONE PER I VOLONTARI DI PROTEZIONE CIVILE DELL’ASSOCIAZIONE CARABINIERI.



Un simpatico cagnolone beagle sbuca improvvisamente dal bosco ed irrompe nella radura tra gli alberi, abbaiando felice. Il suo conduttore è prodigo di carezze e di golosi "premi" davvero meritati: anche questa volta il cane da ricerca ha portato a termine il suo compito, guidando i soccorritori nell'intrico della vegetazione fino alla persona dispersa, permettendo di recuperarla.
È soltanto una delle diverse simulazioni che, in una torrida giornata di luglio, hanno impegnato i volontari dell'Associazione Nazionale Carabinieri, ospiti presso il Parco Mezzi Cingolati e Corazzati dell'Esercito di Lenta, tra le risaie del vercellese.
Il perimetro recintato della caserma comprende una vastissima zona boscosa incontaminata e selvaggia che, grazie all’isolamento e ai severi controlli, ha conservato intatte tutte le caratteristiche della tipica “baraggia” dell’alta pianura padana, famosa per il suo Riso, prima DOP italiana, un prodotto dalle caratteristiche qualitative e nutrizionali del tutto particolari che traggono origine dal terreno arido e argilloso di origine alluvionale.
Un ambiente naturale splendido, paradiso della flora e della fauna oltre che di escursionisti e cercatori di funghi. Proprio simulando che un gruppo di turisti avesse perso l'orientamento e si fosse smarrito nel fitto della vegetazione, il Nucleo di Protezione Civile dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Vercelli ha organizzato un'esercitazione di ricerca e soccorso di dispersi.
Avvalendosi di volontari e figuranti, sono state impiegate varie tecniche di intervento per far fronte a emergenze di questo tipo: dalla classica "battuta" con operatori a piedi, all’intervento di unità cinofile, fino all’utilizzo di droni connessi alla centrale operativa a terra e muniti di telecamere, rilevatori termici e all’infrarosso e sofisticati sistemi di geolocalizzazione.
Ad essere coinvolti, oltre al personale dell'Esercito, dell'Arma dei Carabinieri e ai rappresentanti dei Comuni di Lenta e Ronsecco, il Nucleo Regionale Cinofili e il Nucleo Regionale S.A.P.R. (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto – meglio conosciuti come droni) dell’A.N.C., oltre ad una trentina di volontari dei Nuclei Provinciali di Protezione civile A.N.C. di Novara e Vercelli con l’ assistenza sanitaria e del personale infermieristico specializzato dalla P.A.T. (Pubblica Assistenza Trinese).

SCATTA L'ALLARME

Da alcune ore non si hanno più notizie di un gruppo di turisti che si erano avventurati nel bosco per un'escursione naturalistica: fra di loro, persone non più giovanissime e certamente non in grado di affrontare i pericoli e i disagi di una situazione di emergenza.
Dopo le prime ricerche senza esito, col crescere della preoccupazione per la sorte dei dispersi, viene richiesto l'intervento dell'Associazione Nazionale Carabinieri che, già allertata in precedenza, fa confluire sul posto, da diverse sedi operative della regione, una squadra di cinofili, una squadra attrezzata con droni e due squadre di volontari esperti nella ricerca di superficie.
Approntata rapidamente la centrale operativa si alza in volo uno Sparvier, drone con un’autonomia di volo di 45 minuti, elevate caratteristiche di impermeabilità per potere operare anche in caso di pioggia e munito di videocamera, termocamera e geolocalizzatore satellitare. Un gioiello tecnologico appositamente allestito per gli scenari di protezione civile, che permette agli operatori di monitorare vaste aree dall’alto rilevare con precisione gli obiettivi a terra.
È facile capire quanto importante possa essere, per chi è chiamato a pianificare un intervento di soccorso, recuperare informazioni sulla morfologia del terreno e sulla posizione degli uomini e dei mezzi a disposizione, così da poter tracciare ogni spostamento sulle mappe digitali e sugli schermi dei computer, seguendo l’evolversi della situazione in tempo reale.

Fra le simulazioni che hanno impegnato gli operatori S.A.P.R., l’esplorazione mirata di una zona assegnata, seguendo un piano di volo eseguito in automatico, “spazzolando” il terreno con passaggi successivi a quota e velocità predefinite, fino a restituire la mappatura ottica e termica dell'area. Per poter garantire in ogni situazione il controllo completo dell’aeromobile i piloti operano sempre in coppia: al primo è affidata la guida del drone tramite un sofisticato radiocomando, mentre il secondo si occupa della gestione delle immagini e di tutte le altre informazioni – posizione, altitudine, velocità, ecc. - trasmesse a terra e registrate per le successive elaborazioni, portando letteralmente “gli occhi dell’operatore dove l’operatore non potrebbe arrivare”.

ALLA RICERCA DEI DISPERSI

L'area di ricerca è stata suddivisa in settori a seconda del tipo di intervento reputato più efficace. Utilissimi anche in questa fase i droni con sensori termici, che consentono di rilevare presenze umane anche di notte e o in zone coperte da fitta vegetazione. L'utilizzo di questa tecnologia ha numerosi vantaggi: non vi è rischio per uomini e animali, i tempi di intervento sono ridottissimi, i costi infinitamente inferiori a quelli di ogni altro tipo di aeromobile e la flessibilità di utilizzo permette di operare in numerosi contesti operativi. Questa versatilità rende i droni lo strumento ideale per far fronte a situazioni di ricerca di vittime di incidenti o dispersi.
“Questi moderni strumenti si rivelano utilissimi in operazioni di Protezione Civile, per attività di monitoraggio del territorio, e in tutte quelle circostanze che metterebbero a rischio l’incolumità e la sicurezza dei soccorritori - ha spiegato Roberto Massari, responsabile dell’Unità S.A.P.R. – come ad esempio l’esplorazione di una zona allagata o interessata da crolli o frane, l’identificazione di potenziali focolai di incendio per interventi mirati di spegnimento o il monitoraggio del flusso di una sostanza inquinante sversata in corso d’acqua, resa evidente sui monitor per la sua diversa temperatura”.

In un’altra zona dello scenario dell’esercitazione, seguendo le indicazioni della centrale operativa collegata via radio, le squadre a piedi hanno dapprima seguito i sentieri per poi inoltrarsi nel fitto della vegetazione, in una tecnica di ricerca definita “a pettine”, con gli operatori che avanzano affiancati ad alcuni metri di distanza gli uni dagli altri, ma sempre in contatto visivo, per ispezionare efficacemente il terreno alla ricerca di eventuali tracce. La fittissima vegetazione del sottobosco ha reso particolarmente complesso il compito dei “battitori”, che in alcuni casi hanno dovuto stringere le “maglie” del pettine di ricerca fino a lavorare praticamente gomito a gomito, utilizzando tutte le risorse umane disponibili.

Spettacolari come sempre gli interventi delle unità cinofile, fiore all’occhiello dell’A.N.C. piemontese. Una volta circoscritte le zone di ricerca e le piste da seguire, i cani hanno svolto al meglio il loro compito, consentendo di localizzare e recuperare tutti i dispersi.
Per raggiungere l’operatività necessaria per il soccorso, il binomio uomo-cane segue un periodo di addestramento di circa due anni e, in questo lungo lasso di tempo, l’intesa tra uomo e animale diventa ogni giorno più forte. Solo dedicandosi con volontà e passione a questo gravoso impegno, infatti, si può ottenere un'unità cinofila affidabile in ogni situazione, capace di lavorare in ogni ambiente senza distrazioni, concentrata nella sua missione di ricerca, capace di superare ogni ostacolo e segnalare con precisione il ritrovamento del disperso.
I metodi di questo addestramento sono basati sull'esaltazione degli istinti naturali del cane, sul gioco e il rinforzo positivo dei comportamenti desiderati. La coppia uomo-cane diventa perfettamente complementare e le straordinarie doti dell'animale, l’udito finissimo in grado di percepire anche gli ultrasuoni e il prodigioso senso dell’olfatto con una mucosa olfattiva che conta circa 225 milioni di recettori contro i 5 milioni dell’uomo, vengono esaltate dall'addestramento mirato.

“esercitazioni come questa, che coinvolgono strutture ed enti diversi rappresentano un importante strumento di verifica dei piani di emergenza e dei modelli di intervento – ha commentato Marco Ferraris Di.Ma. presso l’Amministrazione Provinciale di Vercelli – e sono utilissime per testare la catena di comando e controllo con l’obiettivo di una maggiore efficacia della gestione delle emergenze”.

Al termine dell’esercitazione il Capo Ufficio Comando della Caserma, Tenente Colonnello Gianluca De Matteis e Mariano Sorani, coordinatore del Nucleo di Protezione Civile ANC di Vercelli, nel ringraziare tutti i partecipanti per l’impegno profuso, hanno espresso la loro soddisfazione per la buona riuscita dell'esercitazione alla quale hanno assistito anche Giuseppe Rizzi e Davide Gilardino, rispettivamente sindaci di Lenta e di Ronsecco, che si sono detti orgogliosi di poter contare sui volontari di Protezione Civile, risorse utilissime al servizio della collettività.


IL PARCO MEZZI CORAZZATI E CINGOLATI

L’esercitazione si è svolta nel territorio della riserva naturale della Baraggia nel Vercellese. Al suo interno, Chilometri di reticolati delimitano la zona militare di circa trecento ettari, dove sorge la caserma di Lenta, già storica sede del glorioso reggimento dei Cavalleggeri di Lodi, dai caratteristici kepì col lunghissimo ciuffo di crine, le temutissime “Voloire”, che fino alla prima guerra mondiale caricavano al galoppo con le batterie di artiglieria creando scompiglio tra le linee nemiche, per poi diventare la sede del Parco Mezzi Corazzati e Cingolati dell’Esercito.
Detto così non impressiona più di tanto, ma si tratta di un luogo probabilmente unico al mondo, che custodisce un pezzo importante della storia recente. Negli sterminati piazzali circondati dai boschi giacciono allineati in file interminabili centinaia di carri armati Leopard con i loro micidiali cannoni, di semoventi M 109, di cingolati M 113 e VCC, di autoblindo Centauro, oltre a cannoni, obici, mortai ecc. , dismessi dall’Esercito e ammassati per decenni in questo angolo del Piemonte.
Immobili e muti come i guerrieri dell'esercito di terracotta del Mausoleo dell’imperatore Qin e proiettati, come per magia, migliaia di anni avanti nel futuro. Aggirarsi tra questi giganti d’acciaio è come sfogliare un libro di storia: questi mezzi richiamano alla memoria parole ormai uscite dal lessico comune come naja, patto di Varsavia, Peace-keeping. Mezzi che sono stati testimoni della guerra fredda, delle tensioni alle frontiere, delle spedizioni all’estero in Bosnia, Kosovo, Iraq. Mezzi che, dipinti di bianco sotto le insegne delle Nazioni Unite, sono stati simbolo delle missioni in Libano, dell’operazione “Antica Babilonia”, del dramma di Nassyria. Le scritte sulle fiancate sono ormai sbiadite, ma il ricordo resta vivo. Che destino li attende? Per quelli più vecchi è già iniziata la rottamazione per il recupero delle materie prime, con un occhio di riguardo per l’ambiente, ma i modelli più recenti hanno ancora mercato e sono numerosi i paesi emergenti interessati ad acquistarli a prezzi di saldo.
Dato l'interesse storico di alcuni di essi, tuttavia, è possibile per Enti, Comuni, Musei e Associazioni Storiche fare richiesta per ottenere gratuitamente qualcuno di questi mezzi da trasformare in monumento o esporre (“demilitarizzati” cioè con le armi piombate e senza motore) in un museo. Le spese di trasporto, che trattandosi di “oggetti” che arrivano a pesare decine di tonnellate non sono irrisorie, restano a carico del richiedente. Niente da fare per i privati, anche se in possesso di regolare porto d’armi. Non è possibile abbellire il proprio giardino piazzando un carro Leopard o una autoblindo tra le aiuole: bisognerà farsene una ragione e accontentarsi dei classici nanetti di gesso.

M.C. Luglio 2018