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ESERCITAZIONE INTERNAZIONALE PIEMODEX



IMPEGNATIVO TEST PER IL MECCANISMO EUROEO DI PROTEZIONE CIVILE MOBILITATO PER UNA GRANDE ESERCITAZIONE INTERNAZIONALE NELL’ALESSANDRINO. 200 OPERATORI DEI TEAMS DI SOCCORSO DA SPAGNA, BELGIO, LUSSEMBRGO, REPUBBLICA CECA E FINLANDIA SI SONO CIMENTATI NELLA SIMULAZIONE DI UNA GRAVISSIMA ALLUVIONE CON OLTRE 600 PERSONE PORTATE IN SALVO SUI GOMMONI: IN CAMPO CANI DA RICERCA, DRONI E UNA NUOVA APP PER AFFRONTARE LE EMERGENZE. UN RISULTATO MOLTO LUSINGHIERO PER LA REGIONE PIEMONTE AL DEBUTTO NELL’ORGANIZZAZIONE DI UN EVENTO INTERNAZIONALE DI QUESTA PORTATA.
IL “MECCANISMO” DI SOCCORSO.


Gli scienziati ci dicono che, a causa dei cambiamenti climatici, gli eventi meteorologici estremi saranno più frequenti e dureranno più a lungo e il temuto fenomeno del riscaldamento globale porterà ad un aumento del vapore acqueo nell'atmosfera, producendo precipitazioni più intense. Questo, insieme al rapido scioglimento delle nevi e all’arretramento dei ghiacciai, aumenta la probabilità di inondazioni e le temperature più elevate favoriscono gli incendi boschivi. Proprio per fornire una risposta adeguata a questo tipo di emergenze gli Stati membri della Comunità Europea hanno sottoscritto nel 2007-2008 il Trattato di Lisbona che impegna l’Unione Europea ad aiutare in tutto il mondo le vittime delle calamità naturali e delle catastrofi causate dall'uomo. Sono oltre 120 milioni le persone che hanno beneficiano di questi aiuti e nonostante l'UE e i suoi Stati membri rappresentino, insieme, il primo donatore di aiuti umanitari del mondo, gli aiuti erogati ammontano a meno dell'1% del bilancio annuale totale dell'Unione, pari a poco più di 2 euro per cittadino europeo.
La Protezione Civile rientra a pieno titolo tra le materie di interesse comunitario con l’introduzione del cosiddetto “Meccanismo Europeo”, che viene attivato dalla Direzione Generale ECHO “Humanitarian Aid & Civil Protection” della Commissione Europea nel caso che uno o più stati membri siano coinvolti in disastri naturali o antropici. L'obiettivo generale del meccanismo è rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri nel settore della protezione civile al fine di facilitare il coordinamento per migliorare l'efficacia del sistema di prevenzione, preparazione e risposta alle disastri naturali. Conformemente al principio di sussidiarietà, il meccanismo si attiva su richiesta di uno Stato membro colpito da una catastrofe o da qualsiasi paese colpito nel mondo. Unendo le capacità di protezione civile degli Stati partecipanti, il meccanismo può garantire una protezione migliore soprattutto delle persone, ma anche dell'ambiente naturale.
Di questa organizzazione fanno attualmente parte i 28 Paesi membri dell’Unione Europea e i 3 Paesi appartenenti all’Area Economica Europea, Norvegia, Islanda e Liechtenstein oltre alla ex Repubblica Yugoslava di Macedonia (FYROM). Il Meccanismo Europeo di Protezione Civile si avvale delle risorse umane e strumentali che i singoli Paesi Membri mettono a disposizione volontariamente per interventi di protezione civile dentro o fuori la UE. Queste risorse sono organizzate in MODULI di intervento precostituiti che devono rispondere a caratteristiche ben determinate, come la capacità di essere operativi sul posto entro 32 ore dall’attivazione, l’autosufficienza per almeno 4 giorni (vitto e alloggio, energia, igiene, sanità, gestione materiali, comunicazioni, trasporto locale, logistica base operativa), oltre alla completa interoperabilità con altri moduli in un contesto internazionale. Nel caso di operazioni al di fuori dell’Unione Europea la responsabilità della gestione del Meccanismo passa all’ONU.
I “moduli” sono certificati a livello comunitario, con diverse specializzazioni: le squadre tecniche di soccorso TAST (Technical Assistance Support Teams) svolgono funzioni organizzative e logistiche i moduli USAR (Urban Search And Rescue – Ricerca e soccorso in aree urbane), ad esempio, sono i primi ad intervenire in caso di terremoti per la ricerca dei sopravvissuti sotto le macerie anche in ambiente contaminato, per il soccorso sanitario sono attivi moduli specifici in grado di allestire in brevissimo tempo un Posto Medico Avanzato con Chirurgia o un Ospedale da Campo. Per quello che riguarda la lotta ai roghi sono disponibili moduli composti da aerei ed elicotteri antincendio utilizzati sempre più spesso oltre i confini nazionali in soccorso delle popolazioni minacciate dal fuoco. Sempre pronti ad intervenire anche i moduli Campi Assistenza alle Popolazioni e MEDEVAC (Medical Evacuation – trasporto aereo urgente di feriti o evacuazione rapida da zone di pericolo). Infine, per affrontare le conseguenze di alluvioni e allagamenti sono attivi i moduli HCP (Higt Capacity Pumping – Elevata Capacità di Prosciugamento) che intervengono tempestivamente nelle zone colpite con potenti idrovore e barriere antiesondazione. Le specializzazioni più recenti comprendono moduli WSAR ( Water Search And Resque) e WP ( Water Purification), attrezzati e preparati per operare in ambiente alluvionale anche in caso di inquinamento NCBR ( Nucleare, Chimico, Batteriologico, Radiologico ) delle acque ed infine moduli FRB (Flood Rescue using Boats) che si occupano del recupero con imbarcazioni. E’ fondamentale che i soccorritori siano in grado di operare in un ambiente estraneo, caratterizzato da lingua e cultura diversi, con le conseguenti difficoltà di comunicazione e la necessità di rendere omogenee le diverse procedure operative.
UNA REGIONE ALL’AVANGUARDIA
Le drammatiche alluvioni del 1994 e del 2000 con il loro pesantissimo bilancio di vittime e danni hanno portato ad una particolare sensibilità della Regione Piemonte verso tutte quelle iniziative orientate alla prevenzione e alla gestione delle emergenze con investimenti finalizzati al sempre miglior funzionamento di un efficace sistema di Protezione Civile e Antincendio Boschivo che oltre che sulle risorse istituzionali può contare su oltre 10.000 volontari addestrati e formati. Negli ultimi anni, per affrontare le conseguenze di alluvioni e allagamenti, la Regione Piemonte in collaborazione con il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, prima in Italia, ha ottenuto la certificazione per un suo modulo HCP integrato nel Meccanismo Europeo che ha partecipato con successo alle esercitazioni in Olanda, Germania e Repubblica Ceca, oltre ad una squadra europea TAST (Technical Assistance and Support Team) entrambi registrati al CECIS (Sistema Comune Comunicazione Informazione in Emergenza) mentre l’Emergency Medical Team ( Ospedale da Campo con Chirurgia) della Regione Piemonte ha ottenuto il riconoscimento e la registrazione da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Per questo motivo La Regione Piemonte, partner ufficiale del consorzio internazionale denominato “EUROMODEX” composto da soggetti europei facenti capo alla Romania, Polonia, Repubblica Ceca, Francia, Austria ed Italia, oltre che ad altri soggetti extra UE come alcune Agenzie (OCHA – IOM – WHO) delle Nazioni Unite, ha ricevuto il prestigioso incarico da parte della Commissione Europea dell’organizzazione, pianificazione e svolgimento di un’esercitazione full-scale di Protezione Civile connessa al rischio alluvionale, nell’ambito delle attività esercitative del Meccanismo Unionale di Protezione Civile. Queste esercitazioni, organizzate dagli Stati Membri, hanno l’obiettivo di stabilire una conoscenza comune di cooperazione negli interventi di Protezione civile e di accelerare la risposta durante le emergenze e godono di un contribuito economico della Commissione europea. Per la prima volta una regione italiana è stata scelta per organizzare questo tipo di esercitazione per moduli ed esperti europei di Protezione Civile, su incarico della Commissione Europea. Questa scelta è motivo di orgoglio ha detto l’assessore alla Protezione civile della Regione Piemonte, Alberto Valmaggia, ringraziando i partecipanti per l’impegno profuso e i risultai raggiunti, sottolineando come questa esercitazione sia stata molto importante per creare sinergie fra forze e strutture che operano a stretto contatto in caso di calamità con lo scopo di migliorare sempre più la macchina dei soccorsi.
Anche per Roberto Bertone, responsabile regionale del volontariato di Protezione Civile, “PIEMODEX 2018” ha rappresentato un ulteriore riconoscimento della capacità ed efficienza acquisita in questi ultimi anni dalla macchina del soccorso piemontese e di una verifica sul campo delle capacità di operare con organismi ed amministrazioni differenti, oltre che un’occasione prestigiosa di esposizione internazionale.
LO SCENARIO E’ DA PAURA
Lo scenario dell’esercitazione creato dalla fantasia degli organizzatori era a dir poco apocalittico: nell’ipotetica Repubblica del Modulistan una forte tempesta ha colpito la Regione Pedemontis, attraversata dai fiumi Po, Tanaro, Bormida e da una fitta rete di corsi d’acqua minori. Alessandria è la città più colpita, molto critica la situazione anche nei paesi vicini, Castellazzo Bormida, Predosa, Rivarone e Piovera, Valenza e Bassignana con circa 35.000 persone direttamente colpite, numerosi morti e feriti e almeno 2.000 abitanti costretti ad abbandonare le loro case. Era stimato che il 25% delle infrastrutture fosse stato danneggiato o distrutto. Molte strade nelle aree allagate sono state chiuse a scopo precauzionale o rese non accessibili perché inondate e molti ponti sono stati precauzionalmente chiusi a causa del rischio di collasso o perché danneggiati. Un altro motivo di preoccupazione era rappresentato dall’inquinamento causato dagli impianti industriali e chimici allagati, con gravi conseguenze per i residenti e per il settore agricolo e zootecnico.
Valutata la gravità e la pericolosità della situazione, le autorità hanno richiesto assistenza internazionale agli Stati partecipanti al Meccanismo europeo di soccorso tramite il Centro di Coordinamento per la Risposta alle Emergenze di Bruxelles per l’invio di moduli per ricerca e soccorso in aree allagate, assistenza sanitaria sul campo, pompaggio dell’acqua, rilevamento chimico e analisi di laboratorio, depurazione, contenimento di sostanze inquinanti; Chiesto anche l’invio di un gruppo di esperti al fine di facilitare e coordinare l’assistenza internazionale oltre mezzi e materiali per la prima accoglienza ad almeno 600 famiglie.
CANI DA RICERCA, DRONI E UNA APP PER AFFRONTARE L’EMERGENZA.
Una prova difficile e impegnativa come dimostrano i numeri davvero impressionanti: Alla riuscita dell’esercitazione hanno collaborato i Vigili del Fuoco, il 32° Reggimento Genio Guastatori dell’Esercito, Croce rossa, Carabinieri, Polizia di Stato, Antincendi boschivi, un migliaio di volontari provenienti da tutto il Piemonte impegnati nella parte di figuranti e con compiti di supporto, 150 operatori internazionali, provenienti da Spagna, Repubblica Ceca, Belgio, Lussemburgo e Finlandia, di cui 40 appartenenti al gruppo dei certificatori e valutatori dell’Unione europea, impegnati su nove siti diversi. Le operazioni si sono svolte nello spazio temporale di 40 ore consecutive, anche di notte e sotto la pioggia, nel fitto della vegetazione o nel fango, in situazioni di estremo realismo alla ricerca dei dispersi con cani addestrati e droni. Nella parte di “dispersi” oltre 600 figuranti: donne, anziani, disabili, feriti “truccati” dagli specialisti della Croce Rossa con vistose tumefazioni o escoriazioni, traumi, fratture che i soccorritori hanno dovuto medicare o stabilizzare. Volontari abituati ad agire in prima persona per una volta “role players” calati, come attori consumati, nella loro interpretazione di vittime con i volti terrorizzati dalla paura di affrontare su fragili gommoni la furia delle acque o intirizziti dal freddo che hanno contribuito a rendere realistica e spettacolare l’esercitazione. Per non farsi mancare nulla sono stati previsti dagli organizzatori, scusate il gioco di parole, degli imprevisti come un ponte inagibile o una frana che improvvisamente bloccava una strada, con la “chicca” del ritrovamento di un residuato bellico portato alla luce dal crollo di un argine e reso poi inoffensivo dagli artificieri. Situazioni che hanno costretto i soccorritori a rivedere in pochissimo tempo le strategie di intervento mettendo a dura prova anche le squadre più affiatate e con maggiore esperienza.
Nel corso dell’esercitazione sono stati anche testati gli innovativi servizi del sistema I-REACT, tecnologie digitali per la geolocalizzazione, una piattaforma che integra e analizza in tempo reale tutti i dati utili per gestire le emergenze per migliorare la previsione e la gestione dei disastri naturali. Un progetto internazionale sviluppato anche dai giovani e brillanti ricercatori dell’Istituto Superiore Mario Boella e del Politecnico di Torino. Si tratta in pratica di una APP che consente di far interagire chi si trova sul luogo di una emergenza con la centrale operativa per inviare richieste di soccorso o informazioni sull’evento in corso insieme a messaggi o foto con pochi semplici click sul proprio smartphone o utilizzando i social media: tutte le informazioni vengono verificate, elaborate e condivise per affrontare al meglio la situazione.

Michele Catalano, marzo 2018